Ricordati che il miglior medico è la Natura: guarisce i due terzi delle malattie e non parla male dei colleghi (Galeno)
E’ ormai assodato l’effetto benefico di una vita vissuta a contatto con la natura e regolata dai personali bioritmi, soprattutto se sintonizzati con le stagioni, il clima, la durata del giorno e della notte. Ne sono accessi sostenitori gli studiosi dell’ Ecopsicologia, un campo di studio interdisciplinare che analizza il legame profondo tra la nostra psiche e l’ambiente naturale.
In concreto, ci sono luoghi in cui sentiamo di vibrare in modo più armonico e salutare e luoghi che percepiamo lontani e distanti dal nostro sentire. E’ per questo che alcune persone amano il mare e altre le passeggiate in montagna, che alcuni di noi ricercano i corsi d’acqua mentre altri si sentono felici quando esplorano le cavità nascoste della terra.
Il GENIUS LOCI
Anche sul piano psicologico, abitare in una grande metropoli, ad esempio in un appartamento al 15° piano di un grattacielo, produce scenari emotivi e psichici molto diversi rispetto a quelli di chi abita in un piccolo paese di provincia o in una tranquilla villetta di periferia circondata dal verde. Cambiano infatti i riferimenti culturali, la storia dei popoli, i valori condivisi, le credenze tramandate da generazioni e generazioni. Ne è un esempio il bellissimo romanzo di Manzoni I promessi sposi, il cui valore letterario si fonde con la narrazione di eventi storici riguardanti la città di Milano e i paesi limitrofi del lago di Como nel 1630 circa, dove si sente in tutto il racconto la presenza di un particolare spirito del luogo, che vive e si manifesta incarnato nel principio della Divina Provvidenza, protagonista assoluta di tutta la storia, senza la quale sarebbero incomprensibili i fatti narrati e i comportamenti dei protagonisti.
Spesso dimentichiamo che ogni luogo possiede una sua coscienza, una sua storia, un suo genius loci, cioè una sua identità specifica arcaica e sottile, con cui corpo e mente entrano simultaneamente in contatto, e che – a seconda di quanto ne percepiamo la presenza – orienta la qualità del nostro benessere fisico, mentale, sociale e relazionale.
Il termine genius loci è adottato anche in architettura per intendere l’insieme delle caratteristiche strutturali, edilizie, socio-culturali, di linguaggio e di abitudini che plasmano un luogo, un ambiente, una città.
Secondo l’ Ecopsicologia, in sostanza, al fine di vivere serenamente nel luogo dove abbiamo scelto di abitare, dobbiamo onorare il suo genius loci, cioè la qualità intrinseca di quel luogo, dei suoi spazi, della sua storia.
Il concetto era noto e molto caro ai nativi americani, che hanno sempre avuto un rapporto privilegiato con i luoghi, la terra, i corsi d’acqua e gli animali, questi ultimi considerati guide spirituali e totem degli esseri umani.
IL CERCHIO DEL MONDO
“..allora, io ero là, sulla più alta delle montagne, e tutto intorno a me c’era l’intero cerchio del mondo. E mentre ero là, vidi più di ciò che posso dire e capii più di quanto vidi; perché stavo guardando in maniera sacra la forma spirituale di ogni cosa, e la forma di tutte le cose che, tutte insieme, sono un solo essere. E io dico che il sacro cerchio del mio popolo era uno dei tanti che formarono un unico grande cerchio, largo come la luce del giorno e delle stelle, e nel centro crebbe un albero fiorito a riparo di tutti i figli di un’unica madre e di un unico padre. E io vidi che era sacro.. E il centro del mondo è dovunque..” (Alce Nero)
“Una delle principali notizie comparse sui giornali di tutto il mondo alla fine del 2012 è stato l’”acquisto” da parte della Indian Land Tenure Foundation, per 9 milioni di dollari, di un appezzamento di terreno sulle Black Hills, una regione del South Dakota (USA), considerata dai nativi americani una terra sacra.
La zona, chiamata dai Sioux “Paha Sapa”, era di proprietà di una coppia di privati che all’inizio dell’anno l’aveva messa in vendita. Dopo la sollevazione delle tribù indiane, che si sono subito rimboccate le maniche e hanno fatto di tutto, riuscendoci, per riprendersi la terra dei loro avi, l’asta era stata bloccata. In questa zona sono state girate molte scene del film di Kevin Kostner, vincitore di 7 premi Oscar, “Balla coi lupi”, nel 1990. E non lontano da qui, a Little Big Horn, i soldati del settimo cavalleggeri del tenente Colonnello Custer vennero sconfitti dai guerrieri indiani.
La terra del South Dakota è abitata dai nativi americani fin dal 7000 a. C. Oggi ci vivono più di 62mila pellerossa. Molti di loro sono Dakota, Lakota o Nakota (dai tre dialetti della stessa lingua parlati dalle varie tribù), meglio conosciuti con il nome di Sioux. E il loro spirito di vita rimane quello di sempre: l’equilibrio nel rispetto delle leggi dell’universo raggiungibile perseguendo “woksape” (saggezza), “woohitika” (coraggio), “wowacintanka” (fortezza) e “wacantognaka” (generosità).
Molte tribù indiane credono che la storia della loro nascita dipenda proprio dalle Black Hills, una catena di imponenti montagne del South Dakota. Il punto più alto delle Black Hills raggiunge i 2.200 metri. Il picco – Harney Peak – si trova all’interno del deserto di Alce Nero (dal nome del famoso capo Lakota). Sulle Black Hills si trova anche il Mount Rushmore National Memorial: quelle enormi sculture che rappresentano i volti di quattro presidenti statunitensi (George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosvelt e Abraham Lincoln) incastonati nella montagna. A nord est delle Black Hills sorge il Bear Butte: un sito di grande significato spirituale per le tribù dei nativi americanidelle pianure del South Dakota. Qui infatti vengono ancora celebrate cerimonie religiose e riti di iniziazione.
Anche oggi, dopo il felice ritorno di queste terre ai residenti originari, resta di fatto il dubbio se una terra sacra possa essere comprata o venduta e se questa transazione sia stata legittima.
Questa vicenda è emblematica e testimonia la profonda aspirazione di tutti i popoli ad individuare, all’interno dei propri spazi territoriali, un luogo dedicato alla spiritualità, all’incontro con il Divino e alla celebrazione dei valori e dei principi universali della pace e dell’unione con tutti gli esseri.”
Carloni C. (Psicologia e Yoga, Feltrinelli, 2015)
LA CRONACA
In questi ultimi mesi si discute molto di educazione dei giovani e della loro crescita in luoghi incontaminati e lontani dallo stress e dal caos delle grandi città.
Uno spunto per dibattere questi temi proviene da un recente fatto di cronaca noto come “La famiglia dei boschi”, dove una bambina di 8 anni e due gemelli di 6, residenti in provincia di Chieti, a novembre scorso sono stati affidati ai servizi sociali e tolti alla loro famiglia di origine: la mamma, una donna di origini australiane, e il papà, un uomo di nazionalità britannica, profondamente convinti dell’importanza di far crescere i loro bambini in modo sereno, a contatto con la natura e con gli animali, ma accusati dalle autorità competenti di non garantire ai figli sufficienti condizioni di stabilità abitativa e scolastica. La loro casa, infatti, non ha l’impianto idraulico, la rete fognaria e i servizi igienici. Inoltre, i genitori dei bambini non avrebbero entrate lavorative fisse e avrebbero optato per un’educazione unschooling, una sorta di apprendimento autoguidato.
La storia ha avuto un impatto molto divisivo a livello politico, sociale e psicologico. Maria Rita Parsi, ad esempio, la grande psicologa dell’infanzia e dell’adolescenza recentemente scomparsa, si era così pronunciata: Riesco a comprendere la scelta dei genitori e penso che così come si può crescere male in un castello e diventare problematici, allo stesso modo si può crescere in una catapecchia e diventare brave persone. Il tema di questa storia, però, è un altro: i figli sono dei genitori, ma non gli appartengono. Spesso su questo c’è confusione. I genitori protagonisti della vicenda di Palmoli non vanno criminalizzati, ma vanno accompagnati in un percorso condiviso. Bisogna pensare ad aggiungere cose in questa famiglia, non a sottrarle. I ragazzi forse vivono bene in campagna e probabilmente sono legati ai propri genitori, i quali hanno forse sbagliato, ma non bisogna giudicarli (www.ilcentro.it, 2 novembre 2025).
Il risvolto positivo di questa dolorosa e complessa vicenda, tuttora in fase di dibattimento legale e giudiziario, è stato quello di mettere in luce l’importanza delle nostre scelte genitoriali in riferimento all’educazione, all’ambiente sociale e alla Natura che ci circonda, sollevando un grande interesse, ma anche accese discussioni, su cosa significhi la parola “benessere” e su come possiamo integrare le novità introdotte dal progresso tecnologico con l’esigenza di vivere in modo semplice, perseguendo principi di solidarietà, rispetto degli altri, tolleranza e condivisione dei valori umani.
ECOPSICOLOGIA E PSICOANALISI
Riporta il quotidiano nazionale:
L’ecopsicologia, disciplina che fonde gli ambiti della psicologia e dell’ecologia, propone un ritorno alle radici, un ritorno alla natura che risuona profondamente con la nostra essenza ancestrale. In un mondo dominato dalla frenesia della vita moderna, l’opportunità di immergersi nella quiete dei boschi o anche semplicemente nei giardinetti urbani può offrire il modo per riconnettersi con noi stessi e con il mondo che ci circonda. La pratica della Green Mindfulness, incentrata sull’attivazione di tutti i sensi in dialogo con l’ambiente naturale, può portare a un senso di meraviglia e fascinazione che facilita il rilassamento mentale. Questo contatto ravvicinato con la natura favorisce la rigenerazione dell’attenzione, permettendo alla mente di distendersi e ritrovare la chiarezza necessaria per affrontare le sfide quotidiane con maggiore lucidità.
(www.quotidiano.net 16 febbraio 2026)
Secondo il grande psicologo svizzero Carl Gustav Jung, la dimensione abitativa migliore per sviluppare i propri talenti in un contesto ambientale sereno ed armonioso è quello rappresentato da una villetta con giardino. Scriveva Jung:
A Bollingen (piccolo villaggio sulle rive del Lago di Zurigo, n.d.r.) mi trovo nella mia più vera natura, in ciò che esprime profondamente me stesso. Sono, per così dire, “l’antichissimo figlio della madre”… Il silenzio mi circonda quasi sensibilmente e vivo in “modest armony with nature”. Si presentano pensieri che risalgono indietro nei secoli, e al tempo stesso anticipano un lontano futuro; si placa il tormento della creazione; la creatività e il gioco stanno l’uno accanto all’altro. Senza la mia terra la mia opera non sarebbe nata (Ricordi, sogni, riflessioni, 1965).Fino alla più tarda vecchiaia Jung trovò distensione nello spaccare la legna, nel vangare, piantare e fare raccolta di frutta e vegetali.
Freud, nel suo libro Il disagio della civiltà (1929), esplorava il conflitto tra i bisogni istintivi dell’individuo e le restrizioni imposte dalla società, evidenziando come la civiltà inevitabilmente generi insoddisfazione e sensi di colpa.
L’autore riprende la teoria delle pulsioni di vita (Eros) e di morte (Thanatos): mentre Eros spinge alla soddisfazione e alla conservazione della vita, Thanatos porta verso l’autodistruzione e l’aggressività. La civiltà, secondo Freud, cerca di canalizzare queste pulsioni attraverso la sublimazione, indirizzandole verso attività socialmente accettabili, come la famiglia o il lavoro, sacrificando però, parte della felicità individuale.
L’AGRICOLTURA DIDATTICA
Uno dei tentativi messi in atto per conciliare benessere fisico e psichico è quello dell’agricoltura didattica.
L’agricolturadidattica in Italia è una risorsa fondamentale per l’insegnamento e l’educazione. Le fattorie didattiche offrono percorsi educativi che stimolano la curiosità dei visitatori, favoriscono l’inclusione sociale e la sostenibilità ambientale. In Italia ci sono circa 2000 fattorie didattiche. Queste fattorie non solo producono ma offrono anche attività educative per scuole, famiglie e gruppi, contribuendo a una cultura più consapevole e sostenibile.
Nel cuore delle colline toscane, su oltre 30 ettari di terra, è nato ad esempio il progetto Govardhan Italia, che è divenuto in pochi anni un laboratorio a cielo aperto di vita sostenibile. Qui, i principi dell’Ayurveda, della coltivazione naturale e della cucina vegetale e non violenta si intrecciano con un’educazione umana e spirituale, fondata sul servizio, sulla consapevolezza e su un agire in spirito comunitario.
Govardhan non è semplicemente una tenuta agricola. È un luogo di rinascita, di risveglio e di sintonia con il ritmo naturale della vita, dove la coltivazione della terra si fonde con la coltivazione del sé. Un centro di sperimentazione, educazione e pratica che restituisce alla natura il suo significato più profondo: un’espressione del divino da ascoltare, scoprire, custodire e onorare.
CONCLUSIONI
Nessuno di noi possiede la verità assoluta, ma ognuno di noi, nel nostro cuore, conosce l’importanza e il valore di vivere in accordo con le stagioni, i luoghi e la loro storia. Ognuno di noi può sperimentare il valore di trascorrere delle ore all’aria aperta, conversando amabilmente con un caro amico, mettendo da parte il cellulare e comunicando direttamente emozioni e pensieri. Ognuno di noi può verificare il piacere che deriva dallo scrivere a mano una lettera e consegnarla al destinatario senza la fretta imposta da un SMS o da un post sui social. Anche oggi tenere un diario rappresenta una grande forma di autoterapia che gli stessi psicoterapeuti del passato consigliavano caldamente ai loro pazienti. Così come prendersi del tempo per sé per visitare un luogo che amiamo o per condividere momenti di gioco col proprio animale domestico può avere un effetto rigenerativo e vivificante.
Come sostiene il grande poeta Gary Snyder (San Francisco, 1930), voce autorevole del movimento ambientalista, “la Natura non è un posto da visitare, ma è Casa nostra”.
Bibliografia:
Freud S., Il disagio della civiltà, Boringhieri, 1929
Jung C.G., Ricordi, sogni, riflessioni, Rizzoli, 1965
CCarloni, Psicologia e yoga, Feltrinelli, 2015
www.ilcentro.it 2-11-2025
www.govardhan.it 2-3-2026
www.quotidiano.net febbraio 2026


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